martedì 21 agosto 2018

Sagra della patata fritta

Photo by Elena Bini ©
Estate. Mi è sempre piaciuto andare per Paesi alla ricerca di sagre. La sagra non è soltanto buon cibo ma è la cultura che si avvicina al palato e all'anima. 

Alla sagra puoi trovare i sapori quelli autentici. Alla sagra esiste il gourmet nel vero senso di buon cibo. 

Santa Maria a Monte, un meraviglioso borgo medievale sui colli pisani, è arrivato alla 48° edizione della Sagra della Patata fritta. 

Quasi 50 anni di storia e viene da pensare alla quantità di persone che in questa piazza ed in questi vicoli stretti hanno vissuto, hanno portato avanti la tradizione e mi hanno permesso di essere qui oggi. 

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La patata che viene coltivata su questo colle viene detta "Tosca" e gli abitanti sono soprannominati "patatai". 


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Un territorio ricco di storia con i suoi sotterranei, l'area archeologica "La Rocca" e la Cisterna Medievale da poco scoperta e della quale si avevano notizie soltanto su testi del 1300. 

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Paese dove visse Giosuè Carducci. Poco conosciuto è il dramma di Casa Carducci. Il padre, medico curante del Paese, uccise il figlio Dante con un bisturi per poi morire  pochi mesi dopo. 


Photo by Elena Bini ©

Ricco anche il programma della sagra che,  dal 17 al 21 Agosto, vedrà l'intervento di personaggi della televisione e dello spettacolo quali Povia, Paolo Migone e Bobby Solo. 

Degno di una nota il raduno di auto d'epoca, che si sono schierate di fronte al palazzo del Comune per tutta la durata della serata e sono ripartite a suon di clacson lasciando dietro di sè soltanto il fumo dello scarico conforme ad anni ormai lontani. 



Menù Toscano e Menù Patata, il primo che racchiude i sapori Toscani, il secondo che racchiude tutti piatti a base della patata Tosca. La mia scelta? antipasto toscano e gnocchi! 

 Photo by Elena Bini ©

 Photo by Elena Bini ©

Ma il vero protagonista è il padellone per la frittura. Con un'offerta a piacere per un massimo di 2 sacchetti a testa pieni di chips! 



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Una serata particolare per me, dove i racconti di chi ci ha vissuto ed un'ottima guida si sono intrecciati alla buona tavola ed agli antichi mestieri. 

Angelo di Mascio, nelle mani l'arte dell'intreccio, un vero artigiano che per passione crea utilizzando il legno. Ulivo, sanguinello, salice e canna per dei veri capolavori.

 Photo by Elena Bini ©

Mi ha riempito il cuore vederlo lavorare e ho speso volentieri un po' di tempo con lui ascoltando i suoi racconti. 

 Photo by Elena Bini ©

 Photo by Elena Bini ©


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Un borgo che merita di essere visitato, un borgo che nella sua semplicità fa tuonare forte il suono della sua grande ricchezza interiore. 



Photo by Elena Bini ©

 
Photo by Elena Bini ©

venerdì 3 agosto 2018

Preparare una frittura salutare.. si può!

 

Questo è quello che è emerso dall’incontro con il Biologo Nutrizionista Giuseppe De Carlo durante uno degli show cooking previsti nel corso della manifestazione “Atelier della salute“.



L’ evento si è svolto a Napoli ed è stato organizzato dalla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II e dall’Azienda Ospedaliera dell’Università Federico II nel cuore del Policlinico federiciano.

Atelier come bottega, una vera e propria bottega a cielo aperto, dove i professionisti hanno incontrato i cittadini per promuovere sani stili di vita attraverso alimentazione, attività sportiva, benessere psicologico e prevenzione.

La frittura

Il fritto è tra le preparazioni alimentari di maggior consumo, gradita in tutto il mondo e che appaga grandi e piccoli, ma per la vecchia concezione di nutrizione la frittura in quanto metodo di cottura era assolutamente da vietare.



 Ci hanno insegnato che non è salutare perché:

  • può contribuire ad aumentare il colesterolo e i trigliceridi a causa dei grassi che trattiene.
  • Può produrre sostanze come l’acroleina (nociva per il fegato) o l’acrilammide. La prima si crea quando il grasso si brucia superando il punto di fumo. La sua presenza si nota quando è visibile fumo bianco. La seconda si forma soprattutto nelle patate e nei cereali quando l’alimento assume colorazione marroncina. Basti pensare allo strato marrone che si ritrova sulle patate fritte o sui prodotti da forno quali il pane. Se consumate per lungo periodo possono essere nocive in quanto cancerogene.


La nuova concezione di frittura 


Un fritto fatto bene può conservare molto bene le vitamine, trattiene infatti l’80% di Vitamina C e Vitamine del gruppo B. Il breve tempo di cottura mantiene, infatti, sotto i 100°C la temperatura al cuore dell’alimento e la croccante crosta esterna protegge dal contatto con l’ossigeno.
Insieme allo Chef abbiamo ripercorso i 3 passi per realizzare una buona frittura:

  • MATERIE PRIME:  Scegliere un olio con un punto di fumo alto, maggiore di 190°C.
  • METODO DI COTTURA: olio abbondante e ben caldo in modo uniforme. Temperatura stabile e sotto controllo a 180°C massimo, per non sviluppare sostanze tossiche e mantenere i nutrienti.
  • PREPARAZIONE: L’alimento deve essere semplicemente infarinato o impanato in quanto pastelle o tempure trattengono molti grassi. Più la superficie è omogenea meno grassi assorbe. Per una frittura vegana si può utilizzare la maizena. L’alimento deve essere immerso totalmente in olio. Occorre scolare bene il fritto dall’olio e tamponare per tre volte il cibo in carta assorbente.


Quale olio per friggere?


L’olio ideale per un fritto gustoso con grassi “buoni” deve avere un’elevata percentuale di acido oleico ( minimo l’80%) e oltre ad avere un elevato punto di fumo (intorno ai 225°C) deve essere ricco di acidi grassi monoinsaturi e deve avere una maggiore stabilità al calore. Sicuramente quello ottimale è l’olio extra vergine d’oliva perchè ha il più alto punto di fumo, ma vanno bene anche l’olio d’oliva  e l’olio di arachidi. Meno consigliato è l’olio di semi, a meno che non si tratti di olio di semi alto oleico.

Quali accortezze?


L’alimento prima di essere fritto deve essere tenuto in frigorifero intorno ai 4°C e nel giusto ripiano, oppure passato dai 5 ai 20 minuti nel freezer.
Dobbiamo salare sempre a fine cottura e una volta che l’alimento è tornato a temperatura ambiente. Ad alte temperature il sale è assorbito troppo dall’alimento.

Quali strumenti?


Per quanto riguarda gli strumenti da usare in cucina, l’ideale è la friggitrice, ma se non ne disponiamo, lo Chef consiglia di non usare padelle ma pentolini fondi e dai bordi alti. In questo modo abbiamo dimensioni ridotte e compatte. Non utilizzare il coperchio!
Con un termometro alimentare occorre controllare che la temperatura si aggiri intorno ai 175-180°C, che è la temperatura ideale per una frittura salutare!


Quale carta?


La carta assorbente migliore da utilizzare per tamponare l’alimento è la carta paglia accoppiata a secco ad uno strato di pura cellulosa.  La carta paglia nasce più di cinquant’anni fa. Si presenta di colore giallo e si otteneva lavorando la paglia sia di grano che di granturco.
La carta utilizzata oggi non è più naturale e per non rischiare controindicazioni è bene usare quella accoppiata con la cellulosa stando attenti a scolare l’alimento dalla parte bianca della cellulosa.

In questo modo è garantita una frittura meno unta e più croccante. Sappiamo che questo tipo di carta assorbe oltre il 50% di oli e grassi dalla frittura oltre ad essere 100% riciclabile.


  Pensa che...


In questo modo la frittura di 100 g di pesce assorbe solo 6 g d’olio. Avremo un buon piatto con meno di 200 kcal e meno di 10 g di grassi. Un’insalatona di lattuga con un bocconcino di mozzarella vaccina da 100 g, condita con un cucchiaio d’olio, ci fornisce 350 kcal e 30 g di grassi.
                                                   Giuseppe De Carlo

giovedì 2 agosto 2018


 Atelier della Salute: le mie ricette vincitrici

"Atelier" ovvero bottega, "della salute" ossia nucleo dove si promuove la salute.



L'evento, svolto il 22 e 23 Settembre 2017 a Napoli, è stato organizzato dalla Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università Federico II  e dall'Azienda Ospedaliera del Federico II nel cuore del Policlinico federiciano.

La manifestazione , il cui imperativo è promuovere la salute, ha visto aprire le porte della città universitaria ai cittadini. L'obiettivo? promuovere sani stili di vita. Il centro focale è stata l'alimentazione ma il programma verteva anche su attività fisica,benessere psicologico e prevenzione.

Equilibrio tra rigore scientifico e divulgazione, dove la chiave di volta è stata proprio il confronto tra la cittadinanza ed il mondo tecnico-scientifico per apprendere in semplici passaggi come assumere stili di vita corretti.

Come riporta Vincenzo Viggiani, direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II:
"Scendere in campo per favorire l'incontro tra i professionisti della salute e i cittadini e sperimentare insieme modi nuovi di guardare alla salute perchè pochi semplici gesti possano diventare sane abitudini quotidiane per vivere meglio e più a lungo".

Durante la cerimonia inaugurale è stato fatto riferimento all'importanza della Scuola Primaria come punto di partenza per promuovere la salute. 

La finalità è che siano proprio i bambini ad imparare il significato di sana alimentazione e importanza del movimento, affinchè gli adulti del domani sappiano come rendere questo mondo più in salute.

Parole riprese da Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico.

 Photo by Elena Bini ©

Ospite d'onore della cerimonia, secondo Tozzi la vita sulla Terra è paragonabile ad un grosso cespuglio e non possiamo parlare di piramide dove l'uomo ("Il Sapiens") sta al vertice. Tutti gli uomini devono preoccuparsi di salvaguardare la salute dell'ambiente, da cui dipende la nostra.

Nella nostra era chiamata Antropocele (era degli uomini), continua Tozzi,  pur essendo l'uomo parte integrante di questo cespuglio esso è riuscito a modificare intensamente il territorio che occupa. L'appello che ne deriva è:
"Dobbiamo riprendere la salute del pianeta perchè da quella dipende quella dell'uomo".

Ecco che l'importanza di insegnare ai bambini il rispetto del pianeta aiuterà i futuri adulti ad avere cura della propria salute.

Cos'è?

L'atelier della salute è una manifestazione dedicata alla prevenzione delle malattie e alla promozione della salute.


Photo by Elena Bini ©


Il ricco programma comprendeva work shop interattivi, stand esperenziali, high-tech, visite mediche gratuite,  benessere, show cooking e temi di health innovation. 


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Le mie ricette vincitrici

E' stata una bellissima esperienza girovagare negli ampi stand a disposizione e vedere la cittadinanza interessata a questo tipo di evento.  Io sono volata a Napoli perchè, tra le ricette candidate, le mie due sono risultate vincitrici. 

Ricette ritenute sane ed equilibrate dal giudizio della commissione scientifica del Federico II e "belle a vedersi" secondo il giudizio dell'Associzione Italiana Food Blogger. 

E' stato emozionante non soltanto ricevere la notizia ma, soprattutto, vedere che entrambe le ricette erano state cucinate appositamente per il ligh lunch nei locali della mensa dell'Atelier durante la giornata del sabato.

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Cous cous radicchio e mandorle

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Tacchino ripieno radicchio e prugne

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Sono stata premiata dalla commissione scientifica durante la cerimonia conclusiva in cui è intervenuto lo chef  Erny Lombardo a chiamare ogni ricetta vincitrice. In palio, per ogni ricetta premiata, una pentola della famosa ditta "Ballarini" .


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Le ricette sono, ovviamente, presenti negli archivi del blog! 

Tra i vari workshop presenti io ne ho scelti quattro:
  • La dieta mediterranea:una scelta salutare ed ecosostenibile    
  • Alimenti funzionali:olio extra vergine d'oliva
  • Allergie Alimentari:mito,realtà e fantasia
  • La ricetta per prevenire e integrare la cura dei tumori
  • Integratori? si ma a patto che siano quelli giusti!
Tra i vari show cooking ne ho scelto uno: 


  • Preparare una frittura salutare...si può!

Vi parlerò separatamente di ogni esperienza nei prossimi post!Continuate a seguirmi! 


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Tiramisù monoporzione con amaretti 

Il tiramisù è un classico dei dolci. Esiste in numerose varianti ma  questa l'ho scoperta da poco. Ero in un ristorante sul lungomare di Cecina e,a fine cena, ordino il caffè. Mi viene portata la tazzina con il mio caffè macchiato e sul piattino un amaretto. 

All'inizio sorpresa, lo avrei dovuto mangiare una volta finito il mio caffè? o prima? ... chi era con me disse " perchè non provi ad inzupparlo? Hai mai provato?". Decisi di farlo. Presi l'amaretto, lo lasciai cadere nella tazzina, qualche secondo e con il cucchiaino lo prelevai. Amore al primo assaggio! 

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Ingredienti 

  • 250 g mascarpone 
  • 2 uova 
  • 2 cucchiai di zucchero rasi 
  • 1 goccio di vin santo 
  • 2 tazzine di caffè da zuccherare con 1 cucchiaio da cucina
  • stecca di cioccolato fondente 
  • amaretti 
Preparazione

Dividete le chiare dai tuorli. Fate sciogliere i tuorli nel vin santo, aggiungete lo zucchero e il mascarpone. Amalgamate fino ad ottenere la crema. Montate le chiare a neve ed aggiungetele alla crema. 

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A questo punto prendete delle coppette monoporzione e fate il primo  strato di crema. 

Procedete ad inzuppare gli amaretti nel caffè. Se il caffè è ancora troppo caldo aspettate che intiepidisca e, prima che raffreddi, inzuppate velocemente ad uno ad uno gli amaretti facendo attenzione che non si sfaldino. 
 
Poneteli uno accanto all'altro sul primo strato di crema.

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Infine riducete il cioccolato fondente in scaglie. Continuate con il secondo strato, crema, amaretti e cioccolato creando tanti strati fino ad esaurimento della crema.


 Photo by Elena Bini ©

 
Quando arriverete all'ultimo strato grattugiate il cioccolato, riducetelo in scaglie come in precedenza, sbriciolate un amaretto e per decorazione finale aggiungete amaretti interi come in foto. 

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Non vi deluderà!




  


mercoledì 1 agosto 2018

Fluffosa in rosa 

Impossibile resistere alla torta fluffosa! Dopo gli incontri di Bologna e Siena (vedi sezione Eventi) anche io mi sono convertita alla "fluffosità". 

Ho seguito la ricetta delle food-blogger Monica Zacchia e Valentina Cappiello apportando una variante. Grazie ai consigli speciali di Valentina per la decorazione, appresi al corso allo store Scavolini di Siena, ho reso unica un'occasione molto speciale per la mia famiglia.

 Photo by Elena Bini ©

Prima di cominciare c'è da dire che la torta fluffosa è totalmente priva di lattosio e quindi adatta per tutte le persone intolleranti. 

Ingredienti  (stampo da 25 cm) 

  • 200+200 g zucchero semolato 
  • 4+4 uova 
  • 190+150 g farina 00 
  • 40 g cacao amaro in polvere
  • 120+120 g acqua tiepida 
  • 80+80 g olio di arachide 
  • sale (un pizzico) 
  • 8+8 g lievito per dolci in polvere  
  • 3 g cremor tartaro 
  • 1 cucch.ino di estratto di vaniglia 
  • 2 cucchiai di latte di soia al cacao    

Procedimento 

Per prima cosa separate gli albumi dai tuorli. 

Dovrete realizzare due impasti, uno chiaro aromatizzato alla vaniglia ed uno scuro al cacao. 

In due ciotole separate procediamo a lavorare gli ingredienti secchi. Nella prima ciotola setacciate 200 g di zucchero, 190 g di farina, 8 g di lievito ed un pizzico di sale. 

Lavoriamo ora gli ingredienti liquidi andando ad emulsionare 4 tuorli con 120g di acqua tiepida, 80 g di olio e un cucchiaino di etratto di vaniglia. 

Unite gli ingredienti secchi e quelli liquidi e mescolate con una frusta a mano senza lavorare troppo.
  
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Nella seconda ciotola, destinata all'impasto scuro, setacciate 200 g di zucchero, 150 g di farina, 40g di cacao e 8 g di lievito. 

Lavorate quindi gli ingredienti liquidi come in precedenza, 4 tuorli, 120 g di acqua tiepida, 80 g di olio e il latte di soia al cacao.  

Unite i due composti, mescolate con un'altra frusta, a mano, senza lavorare troppo. 

 Photo by Elena Bini ©

A questo punto montate con una frusta elettrica gli albumi con il cremor tartaro. Questo va aggiunto soltanto quando gli albumi cominciano a montare. 

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Dividete il composto di albumi in due, metà unitela all'impasto alla vaniglia, l'altra metà all'impasto al cacao, mescolando con due spatole distinte dal basso verso l'alto. 

Versate prima l'impasto bianco ( o quello al cacao, come preferite) e poi l 'altro nello stampo non imburrato ne infarinato alternandoli a vostra fantasia.

Infornate a 150° forno statico per 1,15 h. Sfornate e capovolgete lo stampo su un piatto aspettando che la torta si stacchi da sola. 

N.B: Non sempre la torta si staccherà da sola. Una volta fredda aiutatevi con un coltello lungo e dalla punta rotonda  a staccare la torta dai bordi. Fate pressione sulla sommità e la torta si staccherà mantenendo i suoi 10 cm di fluffosità. 


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Decorazione 

Per decorare utilizziamo una crema chantilly vanigliata e colorata. 

Vi serviranno 200g di panna liquida per dolci, 60 g di zucchero a velo, 1 cucchiaino di estratto di vaniglia e colorante rosa in pasta concentrata (non liquido!). 

Montate la panna e, in una ciotola,  unite tutti gli ingredienti. Alla fine, con l'aiuto di uno stuzzicadenti, prelevate il colorante a piccole dosi  ed unitelo al composto. Mescolate fino a raggiungere l'intensità desiderata. 

Con l'aiuto di una spatola distribuite la crema su tutta la superficie della torta. 

Per finire meringhette, fiori di zucchero e praline colorate. 
 


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Pesto di zucchini,gamberi e fichi neri 

Qualche giorno fa cercavo ispirazione. Un piatto di pasta sicuramente, ma volevo condirla con qualcosa di diverso dal solito. Utilizzare i fichi neri? Perchè no!

Apro il frigo e vedo le zucchine del mio orto e i fichi comprati il giorno prima. Cosa avreste fatto voi al posto mio? Quello che ho pensato io ve lo scrivo subito.


  Photo by Elena Bini ©

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Ingredienti

  • 3 zucchine
  • rucola q.b.
  • pinoli
  • parmigiano q.b.
  • 1 peperoncino
  • 3 spicchi d’aglio
  • olio evo
  • 200 g gamberi
  • 2 fichi neri
  • sale q.b.
  • 400g pasta lunga

Procedimento

Come prima cosa occupiamoci del pesto di zucchine e rucola. Grattugiate le zucchine utilizzando una grattugia a fori larghi dopo averle lavate ed asciugate bene.

In un mixer aggiungete alle zucchine grattugiate qualche ciuffo di rucola, una manciata di pinoli, 2 agli, il peperoncino, abbondante olio evo per rendere il pesto cremoso e parmigiano q.b. in base al vostro gusto.

Ricordate che dovrete utilizzare i gamberi, pertanto non abbondate troppo con il formaggio, giusto quel tanto che basta a dare sapore.



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Adesso occupiamoci dei gamberi. Io ho utilizzato quelli congelati, già sgusciati ed eviscerati. Poneteli in una padella con un giro d’olio evo e uno spicchio d’aglio fatto a pezzettini. Fateli cuocere a fiamma moderata. Salateli.


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Quando saranno cotti, aggiungete la polpa di due fichi neri a cui avrete tolto la buccia. Mescolate e dopo due minuti spengete il fuoco.


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Non vi resta che cuocere la pasta e mettere insieme tutti gli ingredienti. Personalmente con il pesto preferisco la pasta lunga ma potete scegliere quella che più vi piace.

In una ciotola mettete il pesto allungando con un po’ d’acqua di cottura. Vi aiuterà a mantenere la pasta cremosa e non asciutta. Scolate la pasta ed amalgamatela al sugo. Infine aggiungete gamberi e fichi ed il vostro piatto è pronto!


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Impiattate e decorate a piacere. Io ho utilizzato il fico a spicchi e gamberi interi.